Recensioni e critiche



“Trame, linea di incontro in verde” – testo critico di Luca Rendina

in occasione della mostra al Cubet di ottobre 2017


Solo nella ricerca spinta oltre la figurazione e il racconto, si è potuto verificare l’esistenza di una pittura dove la ripetitività degli elementi diventa la disciplina che assicura l’approfondimento dell’indagine pittorica. Ma se l’arte è acquisizione di elementi, di storia, di dati e di esperienza, il risultato di questa indagine è l’arricchimento e l’espansione del pensiero pittorico. La ricerca artistica di Laura Di Fazio è una continua riflessione sull’arte come oggettivazione di una presenza e come rispecchiamento della realtà, un approfondimento attraverso la propria esperienza umana e la propria memoria. Il suo lavoro nasce dai ricordi dell’infanzia, dall’incanto che l’artista provava nel veder lavorare la madre nelle complesse costruzioni che il lavoro di sarta comportava. Questa pittura parte dall’esperienza del “pattern painting” e indica come la stratificazione, la materia cromatica e la luce fanno accadere sulla superficie della tela, avvalendosi di segni, delle suggestioni che ripetendosi idealmente all’infinito provocano uno stato di “trance”. In queste opere suggestive si configura così un viaggio introspettivo, in un continuum, per acquisizioni strettamente consequenziali, che inducono al superamento del fatto materico e al viraggio interiore, attraverso un lavoro lento, meticoloso, paziente, come in una meditazione zen, con il risultato di restarne rapiti in una sorta di estasi. È un lavoro che necessita di una lunga gestazione e di un fare accurato e tenace. Parallelamente, ma strettamente convivente, la ricerca di questo nuovo segno pittorico, di dipinto in dipinto, ci presenta un’impronta di coerenza e di univocità. Nascono così le tele di Laura, dove si sottende un’intelligente e passionale lettura del proprio intimo e, in lontananza, la sedimentazione di letture, visioni, artisti studiati e amati che ritornano nelle ricchissime e attente vibrazioni di luce: graduali stesure di colori sovrapposti, il cui segno pittorico insistito e lanoso, insieme con la ricercatezza dei suoni dell’opera, conferisce all’intero corpo di queste opere una sensazione di dilatazione estrema e di pittoricismo intenso e coaguli improvvisi di colore.
Anche nella preziosa serie dei
Anche nella preziosa serie dei cartamodelli, il colore e il segno vivono di variazioni tonali in senso dinamico percettivo e misteriosamente atmosferico, dando l’illusione del ritrovamento, nella valigia della memoria, di un paesaggio di sentimenti e mondi familiari, dove il cartamodello come in una mappa propone una storia avventurosa ma nel contempo fatta di quotidianità, dove la  carta accompagna questo viaggio nelle emozioni sottili, aprendo a quella sensibilità che c’è in ognuno di noi.


“Costellazioni familiari e altre fioriture” – testo critico di Patrizia Foglia, storica dell’incisione in occasione della personale allo SBLUspazioalbello di giugno 2017


Percepire la bellezza. Il mondo iconico di Laura Di Fazio

Ogni essere vivente ricava un piacere dall’esercizio delle proprie energie. Le sue mani sono guidate dalla memoria e dall’immaginazione, ma anche dai pensieri degli uomini delle epoche passate, ed egli crea in quanto è parte del genere umano, Se lavoreremo così, saremo uomini e i nostri giorni saranno felici…”. Questo celebre passo della conferenza di William Morris Useful Work v. Honest Toil (Lavoro utile e fatica inutile), tenuta nel 1884 all’Hampstead Liberal Club di Londra, racchiude in sé tutta la tensione di quegli anni fecondi per un nuovo significato sociale dell’arte ma sintetizza anche il senso profondo della creazione artistica. Laura Di Fazio ci ha abituato da tempo ad una continua ricerca del bello e del vero, ad una sperimentazione che trasforma motivi storici e tecniche tradizionali in elementi per dar voce a forme espressive contemporanee, come affermava si dovesse fare, già nel 1856, Owen Jones, pioniere dell’Art & Craft inglese, nel suo più importante contributo al movimento, Grammar of ornament.

Il suo percorso artistico parte da molto lontano, da una riflessione pacata e razionale del significato stesso del fare, del comunicare, del riflettere su motivi ispiratori alimentati da esperienze personali, confronti, sollecitazioni. Se la prima tappa di questo viaggio è quella della visione del reale, nelle sue più diverse articolazioni, legata in modo particolare agli elementi naturali e alla figura umana, che resta uno dei motivi ricorrenti della sua produzione, le successive riflessioni nascono dall’attenzione per il segno, la linea, i materiali che costituiscono l’opera, che gradualmente acquista tridimensionalità, divenendo quasi scultorea.

La commistione tra tecniche diverse, partendo da quelle incisorie, con le quali Di Fazio ha da sempre un legame profondo e appassionato, ha reso possibile proprio questo lento e progressivo abbandono dello spazio piano verso un “mondo” fatto di legami familiari, di fili che si intrecciano, e non solo simbolici, di icone che dialogano tra loro, siano esse riprese dal mondo vegetale, in omaggio alla tradizione dei wallpapers e patterns inglesi di metà Ottocento, oppure dal proprio vissuto familiare, volti che affiorano dalla memoria di quando si era bambini, ci si lasciava trasportare dalla fantasia in pianeti fatti di carte e di magia.

A chi si sofferma a guardare le sue opere sembrerà allora di ripercorrere a ritroso, quasi miracolosamente, quel processo illusorio che è alla base della creazione artistica. Figlia di un fotografo, l’artista recupera anche quella “invenzione maravigliosa” che mise in discussione da subito, già in quel lontano 1839, tutta l’arte che faceva della verisimiglianza con il reale il suo soggetto privilegiato. “Una rivoluzione nell’arte del disegno e dell’incisione, di cui molto forse soffrirà” così affermava l’articolista che il 15 gennaio 1839 scriveva del nuovo processo fotografico sulle pagine della Gazzetta privilegiata di Milano,“poiché mediante il processo in questione, la natura stessa verrà riprodotta in un batter d’occhio, senza la cooperazione della mano dell’uomo”.

Nelle Costellazioni familiari realizzate a gumprint, tecnica di stampa poco diffusa in Italia, ecco entrare prepotentemente in gioco la sfera affettiva, diventare materia di indagine quella parte di sé che ci lega al nostro passato ma che è elemento imprescindibile del domani. I cartamodelli fanno da sfondo alla figura umana, a quella della madre Anna, sarta, cui l’artista fa omaggio, nella semplicità con la quale recupera l’elemento base del lavoro artigianale. Di Fazio tesse dei legami con il proprio vissuto più intimo e nascosto, ci mette davanti a dialoghi fatti non con le parole ma con immagini eloquenti. C’è molto amore in queste opere, c’è quello che non si riesce a dire con le parole, ci sono gli sguardi dolci, i sussurri dell’anima, forse un po’ di malinconia…piccole stampe fotografiche sono nascoste in preziosi origata, che conservano in armonia sentimenti e legami personali.

La volontà di sperimentare porta l’artista a far dialogare tra loro oggetti diversi: troviamo così le carte de visite, fotografie all’albumina che facevano sfoggio negli album di famiglia della borghesia tardo-ottocentesca, unite tra loro grazie alla carta filata, a creare immaginari legami familiari, affettivi, generazionali nel mondo immaginario di artista e spettatore.

Accanto alla fotografia, le puntesecche a soggetto decorativo fitomorfo, le Fioriture, innovativo elemento misto tra grafica e scultura, nelle quali anche il colore acquista un importante ruolo comunicativo e sensoriale. Il cuore ricerca se stesso nella natura degli Arazzi, puntesecche dall’effetto vellutato, eleganti textures grafiche, o nelle Geometrie, che richiamano la sapienza della xilografia giapponese; in lastre realizzate a carborundum, puntesecche su plexiglass, a pasta fluida, ritratti che affiorano prepotentemente dalla trama di un tessuto, dettagli, parti di volti, occhi che cercano, labbra sussurranti. Al monotipo, all’unicità della rappresentazione, sono dedicate alcune tavole con soggetti diversi, da quelli di ispirazione naturale a quelli di più criptica interpretazione, nelle quali l’artista si interroga sul cammino da intraprendere, sul luogo dove “vorrei andare”. E se la carta è elemento imprescindibile della ricerca sui materiali, per Di Fazio diventa essa stessa elemento creativo, così come la tecnica utilizzata, il colore, la dimensione dell’oggetto.

Ci sono artisti, scriveva Focillon, che sono “attenti ai vari giochi delle forme e della luce, a tutti i soffi erranti alla superficie versicolore del mondo…essi applicano tutte le risorse di un’arte che ha come principio la curiosità e come fine una sintesi espressiva”: a questo genere di artisti inebriati dalla vita appartiene, per chi scrive, anche Laura Di Fazio.


“Costellazione familiare” riflessione di Patrizia Pignataro sulla gum print presentata alla Permanente, in occasione della mostra “Poetiche in dialogo” nel mese di febbraio 2016

” Le costellazioni sono una sorta di terapia dell’inconscio familiare. C’è un figurante che interpreta i tuoi parenti ma quello che vedi agire davanti a te sono i sentimenti. Ci vuole coraggio: devi mettere l’anima a nudo, molti si ritraggono.”


“ANNA” di Donella Bagnacani, riflessione su gum print presentata allo Spazio Hajech in occasione della mostra “Visioni d’Arte” , febbraio 2015


Nella parete di fondo , blocco a destra rispetto all’ingresso della mostra, attira prepotente lo sguardo. Catalizza con la grazia naturale della snella figura avvolta da un morbido  scialle. Le lunghe frange annodate alla preziosa bordura acquistano vita dal corpo sottostante , respirano con esso, si gonfiano e si arruffano.  Il contrasto tra toni chiari e scuri  evidenzia mirabilmente il ricamo dell’orlatura ostentandone la perizia e evidenziandone leggerezza e fluidità . Concreto ma impalpabile.

Ed impalpabile appare anche il volto i cui  lineamenti  si stemperano nell’aria.
Si smaterializzano per fondersi nell’atmosfera  permeata da un fitto ordito variegato di linee colorate.  Lievi, tenue.
Trame di una vita vissuta e che si compendia ora con le tracce rese visibili sulla tela.


di Rossana Cesareo, 2012

“L’ approdo di Laura Di Fazio alla pittura è arrivato come un lungo, sospirato appuntamento….Passando per mete intermedie e tenendo sempre in grande rispetto l’arte gigantesca del colore, Laura ha dedicato molti anni all’incisione, sperimentando ogni sua dimensione e tecnica

- acquaforte, puntasecca, ceramolle, acquatinta -, fino a riconoscersi in quelle meno “ disegnative” e più “pittoriche” come il carborundum o nella ricerca mai esaurita di altri materiali e di tecniche sperimentali.

L’incontro felice con la pittura ha sancito l’inizio di una nuova produzione che armonizza nel colore temi che le sono familiari (la scrittura come segno, la fotografia come strumento della memoria) dando luogo soprattutto a figure che si ispirano ad altre figure – e autoritratti. Volti o gesti vengono lasciati affiorare, oppure trovati con qualche stilizzazione, suggestiva quanto più somigliante a certe deformazioni dei sogni e dei ricordi in una continua correzione fra fotografie e immagini interiori.”


The colour of (my) emotions I


Scheggia emozionale di Donella Bagnacani (21 luglio 2012)


Non grigio …velature

nebbie impalpabili che offuscano il cammino

materica leggerezza della tristezza che si fa forma e persona

ripiegamento totale in un bozzolo limitante

non urlo

mancanza di suoni per una implosione di muta consapevolezza del prevalere ineludibile del destino

sogni assopiti in una dolorosa attesa

ogni ribellione è vana nel fluire scansionato del tempo


Scheggia tecnica di Donella Bagnacani (21 luglio 2012)


Pennellata fluida e magistrale. Uso sapiente del colore che con scelta monocromatica conferisce forma e volume alla figura connotando altresì lo spazio che si costituisce all’intorno. Solo il volto parzialmente illuminato risalta impenetrabile e assorto. La stessa luce sembra spegnersi in una chiusura fissa sottolineata dal cupo delinearsi delle labbra chiuse. Volutamente il tratto imperioso del sopracciglio e dell’occhio confermano la chiusura ed il ripiegamento su una interiorità da cui attingere nuova forza.



PADIGLIONE TIBET

Palazzo Ca’ Zanardi a Venezia dal 4 giugno al 30 agosto 2011

Per questo lavoro, ho scelto il titolo del libro del lama Pabonka Rimpoche “La liberazione nel palmo della tua mano“, l’opera, su carta di riso giapponese 40 gr cucita su di una sciarpa di seta bianca lunga 3 metri e larga 30 cm, è composta di: 1 monotipo, dal titolo “Labirinto/mandala”,  12 incisioni a puntasecca e intervento materico, dal titolo “La liberazione nel palmo della tua mano” e 1 lastra non incisa dal titolo “la chiara luce” .

Commento Poichè la cultura, la storia e le tradizioni del Tibet si intrecciano strettamente alla filosofia buddista, avevo pensato in un primo tempo di rappresentare la molteplicità dei simboli cari ai tibetani (dal mandala al vajra, dal fiore di loto ai templi dagli occhi dipinti), mi ero poi orientata sulle sue rarefatte atmosfere … Ma, in cuor mio, volevo rappresentare gli uomini e le donne, i monaci e i laici di questo paese oltremodo ferito, mi sono allora soffermata a riflettere su di un tema fondante della filosofia buddista, la meditazione, pratica sulla quale mi sono spesso confrontata anche per interesse personale. La particolare posizione delle mani e la loro ripetizione, incarna dunque il popolo tibetano, popolo paziente e non violento. La variazione di colore, dal blu scuro al rosso/arancio al giallo (colori della bandiera tibetana), sta invece a significare le progressive variazioni della mente. Mentre il “labirinto”, simbolo emblematico della tradizione occidentale, ma sovrapponibile al mandala, quale percorso evolutivo della mente, è la porta nella quale si deve necessariamente entrare per poter iniziare la propria “liberazione” sino all’annullamento di ogni ego e forma.  (i leggeri fogli di carta di riso sono cuciti alla pashmina solo da un lato come i piccoli lembi di stoffa, preghiere che si muovono al vento sulla cima dei templi).

di Laura Di Fazio, 2011

LE INCISIONI MATERICHE di Donella Bagnacani, 28 giugno 2011

Quattro immagini. Quattro icone.

Nell’ultima produzione le figure incise acquistano corposità e volume grazie ad una sperimentazione continua che ha portato Laura a fondersi con i suoi lavori. Si avverte un legame forte con gli aspetti manuali dell’essere artista e l’utilizzo della materia l’ avvicina ad una tecnica nella quale segno e materia divengono tutt’uno, dove la tela stessa è campo di lavoro manuale che arriva a coinvolgere anche l’amato torchio.

Per Laura la libertà di espressione è linfa vitale, condizione comunque imprescindibile. L’istinto a cui si abbandona e il sentiero che decide di seguire , la portano lungo un labirinto intricato concentrato nelle ultime opere sulla figura umana , scomposta con metodo analitico nella sua essenza. Sgorgano così icone mitologiche costrette a rivivere all’infinito la profondità del dramma originario che pure le costituisce.

La densità e la corposità del segno conferiscono toni e luci non più pimenti o chiaroscuri , ma emozioni e sentimenti di inusitata potenza.

Si tratta di un cammino nuovo, intrapreso con la semplicità di una urgenza creativa alla costante ricerca di più efficaci forme espressive.

Ed è nuovamente solo l’inizio.



“Approdo ed inizio.   Il torchio, tuo amico e compagno di viaggio, attraverso varie tecniche è ormai in grado di esprimere le voci dell’anima in modi e forme in cui il segno si dilata , si contorce, urla il suo segreto con una forza inusitata.  Ed ecco sorgere da una siepe monocroma- selvaggia- mal trattenuta in un groviglio pulsante, un corallo rosso- sanguigno- vitale che sovrasta il buio sottostante e risplende di fuoco interiore.  E ancora, ammonitrice in un forte contrasto cromatico, appare la mano che indica ferma un fiore candido, la calla, dal trattenuto calice puro e semplice ma dal simbolismo potente.  E attraggono lo sguardo ben delineate figure femminili, dai tratti spigolosi e dal segno deciso: universi da esplorare che magnetizzano per la forza evocativa.  Le stampe alle pareti e quelle raccolte in cartelle mostrano ovunque un processo creativo, tecnico e di ricerca in continua evoluzione, teso al superamento di ogni limite, in cui il segno perde la sua identità diventando forma e pensiero.

Attraverso questa costante ricerca sulle possibilità di innovazione del linguaggio è risultato naturale l’attuale accostamento ad altre forme pittoriche di elaborazione più immediata. Nasce così la serie dei ritratti realizzati con la tecnica della pittura acrilica in parte esposti nella collettiva “Ut poesi pictura” . La somiglianza con i soggetti ritratti non è raggiunta solo con l’individuazione delle proporzioni anatomiche ma è soprattutto perfezionata attraverso un’introspezione in grado di farne emergere il carattere e gli stati d’animo che ne costituiscono l’essenza.  La scioltezza del tratto e alti valori di contrasto con rapidi passaggi dalle luci alle ombre ne qualificano l’immagine, denotandone ansie e timori sia pur pudicamente celati.  Il mistero aleggia infine sovrano, accentuato da un ottimo contesto chiaroscurale dalle preziose velature e dall’uso fugace del collage , dettaglio essenziale all’esplorazione dell’anima.  Grazie alla tua abilità si evidenziano e traspaiono caratteristiche peculiari fissate sulla tela con pochi tratti sicuri ed espressivi.

di Donella Bagnacani (dicembre 2010)

“piccoli ritagli” di Donella Bagnacani, riflessioni su alcuni lavori presenti nella pagina Dipinti, dicembre 2010

La conchiglia e l’albero, involuti in una ricerca di identità che si va lentamente socchiudendo alla luce, per crescita e maturazione si discosta grandemente dall’ultima tua produzione. Sarebbe come paragonare il chiarore dell’alba con il vivido fulgore del mezzogiorno.  Il raccoglimento speranzoso di prima si confronta con l’acquisita certezza di ora. Anche dal punto di vista tecnico la costruzione armonica ed originale, ne cesellano una rara compiutezza formale.

Macchine da non rottamare è semplicemente perfetto. Il soggetto pensoso ma ironico è colto in un momento di decisione elaborata. Esprime una inossidabile determinazione sia pure mitigata dallo sguardo consapevole e malizioso. La postura è morbida e il sorriso appena accennato ne accentua l’intima sicurezza. E’ infine pervenuto alla conoscenza e quindi all’affermazione del proprio sentire:. svelamento dell’animo che conduce a permeare di sé cose e persone.

Il cuore della primavera senti muovere… È il profumo della primavera, odori ed effluvi di un risveglio appena accennato ma già dirompente nelle percezioni della sua immanenza. E’ il tepore di un mattino che ti desta e ti induce ad osservare le prime gemme , la rugiada che imperla ed adorna una natura ancora intirizzita. E’ lo stupore , la meraviglia di un miracolo che si ripete diverso seppure uguale In un rinnovamento continuo. Ed il volto effonde l’emozione attonita prepotentemente percepita: felicità, gioia intima che dal cuore vorrebbe espandersi ma che pudicamente è frenata e racchiusa tra le pieghe dell’abito morbidamente trattenuto.

Que serons- nous sans toi – Diafano personaggio sospeso in un piano onirico di sentimenti e sensazioni. Il volto quieto permette di cogliere un’emozione interiore che vibra nei lineamenti sfumati e trae luce dal contrasto con lo sfondo scuro e con la nera chioma. Pensosa, in attesa di ciò che accadrà. Non vi è angoscia ma un alone di mistero aleggia nell’espressione composta e intensa permeandone il candore velato dell’abito.

Gacela de la terrible presencia….In cui AMORE diviene svelamento del fine unico a cui uniformare il proprio vivere. Incute timore la determinazione dello sguardo che trae vita dall’incauto osservatore. Il pallore diafano del volto è accentuato dal nero degli occhi, dai capelli corvini raccolti e severi, dall’abito scuro ed essenziale. Pennellate di porpora nel manto imprimono vigore e forza al personaggio imploso altrimenti in un tormentato mondo interiore di sentimenti contrastanti. Creatura passionale, sicura delle proprie capacità e soprattutto votata a scelte categoriche assunte con decisa volontà.

Io costeggio l’amore… Come torrente impetuoso con mulinelli e vortici che sgretolano argini sommergendo le quiete rive. Non un dolce naufragare attende l’istanza d’amore ma un estremo lottare senza indugi. Agire contro per andare verso: per l’oggi..per il domani…per sempre. E l’abito ha l’oro sul petto colmo d’amore e il porpora bellicoso e ardito nel manto. E il volto in parte celato dal copricapo ha tratti delicati dal piglio maschile, contratti nella risolutezza dell’azione. E lo sguardo trafigge minaccioso e dolente. E il dualismo degli opposti trova nell’amore il superamento di ogni divergenza. Presenza eterea e incorporea pur nella sua materialità, incarnazione vivente di una sensibilità incorrotta.

di Donella Bagnacani, novembre 2009

“Ancora una volta ho potuto verificare di persona la costante ricerca di rinnovamento nella tua produzione artistica. Prima ero incantata dal tuo mondo fantastico ed immaginifico , dal tocco lieve e dalle forme aeree, dai tuoi gatti soffici, dalle piume e conchiglie e foglie e fiori  appartenenti ad un paradiso incontaminato in cui l’uomo non aveva una propria individualità ma era spettatore muto seppur pensoso. Ora il tuo sguardo ha compiuto lo “svelamento” e l’uomo che è apparso è il Creato. Colui che incentra e rappresenta la maraviglia, l’opera compiuta …nel bene e nel male.
Ed ecco dal caos prende forma e vita un corpo plasmato che si impone con la forza ed il vigore che già sa esprimere. La creatura reclama dalle tue mani la  vita ed il tratto si fa aggressivo e deciso perché  avverti l’urgenza della forma che respira al tuo tocco.
Ancora una volta sei riuscita trasmettermi le tue emozioni…grazie.”

di Rossana Cesareo, ricercatrice iconografica – maggio, 1993

“…Per scegliere come supporto, fra tanti materiali, un metallo occorre una certa determinazione, una tenacia di carattere non comune. In questo segno ostinato sta forse la ragione di una particolare adeguatezza delle tecniche incisorie ad esprimere asprezze dell’anima, zone profonde di sola ombra o paesaggi di malinconici grigi.
Nel lavoro di Laura di Fazio questa ostinazione non serve alcun urlo, nè scopre indicibili contrasti interiori, coincide piuttosto con l’affermazione di una parola, la propria.
Si può attaccare una lastra per il gusto di imprimervi un segno, con la stessa determinazione con cui i bambini assaltano il selciato dei cortili con il gesso; come loro, tracciare uno schema, un “mondo” sotto il proprio dominio, sul quale viaggiare, saltare, conquistare.
Così nascono i “giochi” e come ogni gioco dell’oca essi consentono a chi li contempli di passeggiare da una figurina all’altra, da un pensiero ad un altro. Alla stessa intenzione appartengono gli “altri animali” di questa esposizione: soggetti “semplici”, tradizionali pretesti per chiunque voglia disegnare, dipingere, incidere, scolpire. Tradizionali, ma non innocenti: sebbene immagini di fiori e animali finiscano per abitare con discrezione le case dei propri acquirenti, da esse si irradiano significati allegorici, forze di fortuna o virtù mascherate; per chi voglia riconoscerli. Tutti gli altri possono continuare a guardarli.”

di Donella Bagnacani, aprile 1994

“…E’ il linguaggio. Non un semplice itinerario attraverso fasi concatenate e progressive, ma una corale che si manifesta con una forza inusitata. Dai toni baritonali delle grezze e potenti “involuzioni” iniziali, alla giocosa ironia delle figure/carta da gioco, alla grazia aerea degli elfi, alla maestosa perfezione dei fiori; e poi, i gatti, cristallini e adamantini nella compiutezza del loro esistere…
Messaggi ora ingenui, ora misteriosi, che affondano le radici negli archetipi della nostra cultura. E’ un labirinto che si dipana sommergendoci in profondi significati.
A ciascuno interpretarli e scoprirli, nel ritrovarli, nel riconoscerli consiste l’universalità di un segno/linguaggio che si è fatto Arte…”


di Michela Delfino, giornalista di “Dove”, giugno 1998

“…Il civico 4 è quello del “cortile rosso”, come dicono gli abitanti della zona, un piccolo gioiello corteggiato dagli occhi dei curiosi. Qui, tra rampicanti e vasi di fiori, si susseguono le botteghe degli artisti… Nello studio d’arti plastiche e incisorie si possono ammirare le incisioni di Laura di Fazio. Le dolci colline toscane, i fiori, ma soprattutto gli animali e i giochi. Sono questi ultimi i suoi soggetti preferiti, svolti in modo semplice incasellando sul dorso di un elefante o di una tartaruga dei fantasiosi “giochi dell’oca” tutti da interpretare. Per non dimenticare che il gioco è importante nella vita di adulti e di bambini, per esprimersi e per comunicare…”

di Rossana Cesareo, estratto dall’introduzione a Ritratti di Gatti incisioni 1991-2004

”…Ma veniamo all’occasione, cioè alle incisioni con gatti che Laura Di Fazio ha prodotto, sin dall’inizio della sua attività. Gatti prima ritratti di propria iniziativa, e poi, di frequente, su commissione: “Questo è il mio gatto, prego, lo disegni”. E non bastava una fotografia? Cosa può offrire in più una di queste incisioni che possono stare lì a guardare voi mentre lavorate, leggete, vivete dentro qualcosa che dite essere la vostra casa? Chi conosce cos’è vivere con un gatto può indovinare dove voglio arrivare: un gatto restituisce al luogo in cui vive il senso della presenza. Esistere è stare al mondo: anche senza parole, anche senza far niente; è abitare uno spazio come si può, come si sa.  E i gatti lo spazio lo abitano, sempre, mi sembra – non ne ho mai incontrato uno che smentisse questa sensazione – con padronanza e grazia…
Perché apprezzo dunque queste incisioni? Perché in esse si cerca il gatto con i mezzi del disegno e della traccia sul metallo, spesso rinunciando alla strada sicura del contorno; mezzi che garantiscono una certa asciuttezza alla visione – scongiurando i rischi del tenero -  e favoriscono piuttosto la possibilità  di rappresentare una idea difficile, dove si incontrano l’apparizione e la presenza, ingredienti di una convivenza che non ha eguali, dove convivono estraneità e prossimità, differenza e affetto, a conforto e monito di noi, che gatti non siamo.“

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